VENEZIA

Quanti aggettivi occorrono per descrivere Venezia? Tanti e nessuno. I molti campanili, chiese, palazzi, case, calli e campielli non nascondono però gli elementi principali che caratterizzano la città: la trama dei rii interni, il Canal Grande e i grandi ponti che la attraversano sono le basi principali su cui è nato e continua a resistere il “mito” di Venezia di città unica e irripetibile.

Il Canal Grande Insostituibile è l’incontro che si ha con Venezia attraverso il Canal Grande: il luogo dove si compie la più completa integrazione tra la città e l’acqua della laguna. La “più bella strada del mondo”, è la “via” dove i palazzi aprono direttamente sull’acqua rive d’ingresso e portoni, che unifica le diverse insule e connette gli antichi e recenti poli funzionali della città: l’arrivo da terra (piazzale Roma e ferrovia), il centro mercantile (Rialto), il centro religioso e civile (San Marco). Più ampio, un tempo, e d’incerti confini, deve l’attuale sviluppo a continui interventi di allineamento e consolidamento delle rive iniziati in epoca gotica. In origine assolveva a una funzione portuale, porto-canale di una navigazione ancora lagunare, e comunque percorso acqueo obbligato per il trasporto delle merci al nascente mercato di Rialto (dove dal XII secolo esisteva l’unico ponte, apribile per far passare i velieri), alle case-fondaco dei primi mercanti (in parte conservate in Ca’ Farsetti, palazzo Loredan, Ca’ del Mosto), ai grandi fondachi delle comunità straniere (si riconoscono quelli dei Turchi e dei Tedeschi), ai granai delle Repubblica (rimane quello del Megio). Perduto il ruolo portuale che venne assorbito dal bacino di San Marco (la ricostruzione in pietra del Ponte di Rialto, nel 1588, sancisce definitivamente la fine di tale funzione), il canale diventa il luogo dove l’emergente nobiltà veneziana si appresta a rappresentare se stessa collocandovi le sue ricche dimore. San Marco Questo sestiere comprende la zona più centrale della città lagunare e ne racchiude il simbolo indiscusso: piazza San Marco, fulcro di un tessuto urbano fitto e antico, che si apre in corrispondenza dei campi più importanti (Santo Stefano e Sant’Angelo) per dilatarsi nella platea marciana suggello del rapporto della città con l’acqua. Il sestiere è definito da una delle due maestose anse del Canal Grande, che proprio davanti a San Marco si apre confondendosi con il bacino del porto della Serenissima. L’altro limite è rappresentato dall’asse commerciale delle Mercerie, la strada dei negozi dal Medioevo ai giorni nostri, che congiunge piazza San Marco a Rialto. In realtà l’area compresa tra San Marco e Rialto è stata il nucleo originario di formazione dell’intera struttura urbana veneziana. Piazza San Marco, la piazza per antonomasia ed emblema universalmente noto di Venezia, comincia ad assumere una forma confrontabile con l’attuale solo nel XII secolo, quando l’interramento del canale Batario e la ricollocazione della chiesa di San Geminiano consentono di raddoppiare l’estensione del modesto spazio. La costruzione delle Procuratie destinate a uffici e residenze di alti magistrati, del campanile e della torre dell’Orologio, e ancora della Libreria Sansoviniana e della Zecca contribuiscono a definire l’area di fronte alla Basilica e a Palazzo Ducale. Se il ‘500 è il secolo delle modifiche radicali, il ‘700 opera sull’immagine complessiva (nuova pavimentazione di Andrea Tirali, 1722), mentre il successivo per edificare l’Ala napoleonica abbatte la sansoviniana chiesa di San Geminiano e spiana i Granai di Terranova, prospicienti al bacino e ora sostituiti dai giardinetti. La piazza di oggi, dunque, è il prodotto di svariati interventi, dal primo insediamento del IX secolo fino alle modifiche ottocentesche. L’ambiente che ne è risultato è un complesso articolatissimo di spazi, esterni ed interni, in stretto rapporto reciproco, che certo non si limita alla sola “platea” antistante alla Basilica. E’ l’esito di una combinazione e di una fusione delle diversità così abilmente perseguita che le differenti espressioni artistiche che vi si fronteggiano (il bizantino-gotico della Basilica contro il neoclassico dell’Ala napoleonica) si accordano in un contesto armonico: la visione dal campanile di San Marco, aiuta a cogliere il disegno complessivo degli spazi, la loro forma e il loro intimo intreccio. Rialto E’ considerato uno dei primi insediamenti della città con San Marco (polo religioso-politico) e l’Arsenale (centro della potenza marinara), nonché il terzo caposaldo della struttura urbana antica di Venezia. Già dall’XI secolo centro dei mercati, accentrò col tempo anche le attività finanziarie e le più importanti magistrature legate alle attività economiche. L’originaria disposizione del mercato, organizzata per aree di vendita differenti a seconda del prodotto, si può leggere ancora oggi nella toponomastica che rimanda alle diverse attività: ruga degli Orefici, Pescaria, Erbaria, Beccarie. Caratteristico è il tessuto urbano, con un fitto intreccio di botteghe, magazzini e abitazioni ma privo di corsi d’acqua, con calli lunghi alternati ad altri corti. La ricostruzione dopo l’incendio del mercato del 1514, affidata ad Antonio Scarpagnino, ripropose la precedente organizzazione, alla quale si aggiunsero le cinquecentesche Fabbriche Vecchie e Nuove e il palazzo dei Camerlenghi, opposto a quello dei Dieci Savi costruito dopo l’incendio dallo Scarpagnino e ora sede del Magistrato delle Acque. Campo San Giacomo di Rialto Già centro della vita finanziaria della città, è definito dalla continuità dei portici delle Fabbriche Vecchie, realizzate da Antonio Scarpagnino (1520-22) in un semplice linguaggio classico e dalla chiesa di San Giacomo di Rialto (San Giacometto), ritenuta dalla tradizione la più antica chiesa di Venezia (secoli V.VI) ma sorta nel XII quasi contemporaneamente al mercato e sfuggita all’incendio del 1514. La facciata, che conserva il portico originario con colonne in pietra e barcani in legno, è dominata dal tondo del grande orologio quattrocentesco, rifatto nel 1749. L’interno, rimaneggiato nei secoli XVI e XVII, è a croce greca con cupola; belle le colonne medievali e i capitelli; a Vincenzo Scamozzi si deve l’altare degli Orefici, con bronzi di Girolamo Campagna (1604). Opposta alla chiesa, la statua del Gobbo di Rialto (secolo XVI) sorregge la scala per la colonna del Bando dalla quale venivano lette le sentenze e comunicate le leggiCampo della Pescaria Aperto sul Canal Grande prospetta la testata del lungo corpo porticato delle Fabbriche Nuove, realizzato per i magistrati soprintendenti al commercio dal Sansovino (1544-56), riprendendo le Fabbriche Vecchie, per completare la ricostruzione dell’area di Rialto definendone il fronte lungo il canale. La fronteggiante Pescaria, costruita nel 1907 in forme neogotiche, è teatro del chiassoso mercato del pesceCampo delle Beccarie Delimita verso nord-ovest, in prossimità del rio omonimo, la zona di Rialto e, già centro del Macello pubblico, è il vivace punto di incontro, durante le ore mattutine, dei frequentatori del mercato. Alle spalle, calle dell’Angelo introduce in un’area dove vivevano gli addetti ai mercati realtini. San Cassiano  Volge sul campo omonimo, più spazio di passaggio che luogo di sosta e d’incontro, l’anonimo fianco destro; più volte ristrutturata, poco rimane dell’antica chiesa, e a eccezione del campanile in cotto del secolo XIII; del Tintoretto sono sia la Risurrezione con i Ss. Cassiano e Cecilia (1575) sia la Discesa al limbo e la Crocifissione (1568). Campo Santa Maria Mater Domini E’ tra i più caratteristici di Venezia per la forma regolare e proporzionata, delimitata da bellissimi edifici tardobizantini e gotici perfettamente conservati. Casa Zane (secolo XIII) conserva uno dei pochi tetti sporgenti rimasti in città; casa Viaro-Zane presenta splendide pentafore e sovrapposizioni di piani con stili diversi; la casa Barbaro è del XIV secolo.  La rinascimentale chiesa di Santa Maria Mater Dominifu ricostruita su progetto di Giovanni Buora, con facciata in pietra d’Istria attribuita al Sansovino. L’interno a croce greca, di grande semplicità ed eleganza, denota chiaramente la matrice rinascimentale; l’Invenzione della croce del transetto sinistro è opera giovanile del Tintoretto. Sul Canal Grande la costruzione dei palazzi succede a quella della case-fondaco bizantine due-trecentesche, iniziando nel ‘400 e chiudendosi praticamente nel ‘700, esprimendo tutto il reperto dei modi gotici, rinascimentali, barocchi, tradotti un un peculiare linguaggio architettonico veneziano. Da Ca’ Foscari ai palazzi Giustinian, alla famosa Ca’ d’Oro (secolo XV), dalle architetture rinascimentali dei palazzi Vendramin Calergi, Grimani, Corner della Ca’ Granda, Dario, alle sempre più imponenti costruzioni barocche di Ca’ Corner della Regina, Ca’ Pesaro, di palazzo Grassi e Ca’ Rezzonico (secoli XVII-XVIII). Il carattere aulico di questo ambiente è ripreso, e anche concluso, dai pochi edifici pubblici realizzati nel ‘600 e ‘700: la grandiosa basilica della Salute e la punta della Dogana all’ingresso meridionale del Canale, e le chiese degli Scalzi e di San Simeon Piccolo ricostruite all’ingresso settentrionale.Da fine ‘700, con la caduta della Repubblica, il Canal Grande perde il ruolo di strada rappresentativa: la costruzione a metà del secolo successivo dei due nuovi ponti dell’Accademia e degli Scalzi sanziona il prevalere della circolazione pedonale su quella acquea. Ca’ Pesaro Preceduta, sulle omonime fondamenta, dal palazzo Agnusdio (fine secolo XIV) con bella pentafora ornata da bassorilievi (Annunciazione e simboli degli evangelisti) del XIV-XV secolo, è uno dei maggiori edifici veneziani sul Canale Grande, ora sede del Museo d’Arte moderna e del Museo d’Arte orientale. Iniziato nel 1628 su progetto di Baldassarre Longhena, lo ultimò Antonio Gaspari nel 1710. I complessi e articolati prospetti sul Canal Grande e sul rio delle Due Torri sono stati riportati alla luce dal restauro, che ha ripristinato il colore candido della pietra d’Istria, di statue e fantasiose decorazioni; notevole la composizione plastica fortemente chiaroscurata dei due piani nobili, poggiati, a contrasto, sul slado bugnato a punta di diamante del piano terreno. Il Museo d’Arte moderna, sezione dei Musei civici, venne istituito nel 1897 con un nucleo di opere provenienti dalle prime biennali d’Arte e costituisce una delle maggiori collezioni di pittura, scultura e grafica italiane e straniere tra fine ‘800 e i giorni nostri. Sono qui documentati, per il XX secolo, Giorgio Morandi, Umberto Boccioni, Albero Savinio, Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Mario Sironi, Ottone Rosai, Joan Mirò, Filippo De Pisis, Marc Chagall, Vassilij Kandinskij, Paul Klee, Max Ernst, Gustav Klimt, Pierre Bonnard e, per la scultura Henry Moore, Francesco Messina, Arturo Martini, Jean Arp, Michele Cascella, Arnaldo Pomodoro, Alexander Calder. La sezione di opere dell’800 annovera dipinti, tra gli altri, di Giuseppe Pellizza, Francesco Hayez, Giovani Fattori, Giuseppe De Nittis, Auguste Rodin, Jean- Baptiste, Camille Corot. Il Museo d’Arte orientale possiede una tra le maggiori collezioni di opere giapponesi del periodo Edo (1614-1868), cui si affiancano sezioni dedicate alla Cina (porcellane e giade) e all’Indonesia (armi, stoffe, figure del teatro delle ombre). Esse rappresentano una parte dei 30.000 pezzi raccolti dal conte di Bardi a fine ‘800 durante i suoi frequenti viaggi in Estremo Oriente. San Rocco: il Campo, la Chiesa e la Scuola Grande Campo San Rocco Un’inusuale forma triangolare contraddistingue questo luogo, di grande suggestione per la presenza di magnifiche architetture pubbliche in stretto rapporto tra loro: la chiesa di San Rocco, la monumentale facciata della Scuola Grande di San Rocco e l’abside della chiesa dei Frari; un gioco sapiente di relazioni esaltato dalla processione che si svolge ogni anno il 16 agosto (festa del santo); fino all’800 il campo era chiuso sul fondo, ma le esigenze di collegamento con la stazione ferroviaria portarono a infrangere il muro tra chiesa e Scuola, aprendo il passaggio che modificò definitivamente il senso del luogo. San Rocco Venezia - Scuola Grande di San Rocco La prima edificazione della chiesa, dovuta a Bartolomeo Bon, fu in forme rinascimentali, che vennero completamente riviste nel 1725 da Giovanni Scalfarotto. Anche la facciata fu ricostruita nel 1771, da Bernardino Maccaruzzi, che s’ispirò alle linee del prospetto della Scuola. Nell’interno a una navata, il San Francesco di Paola risuscita un bambino sul 1° altare destro è di Sebastiano Ricci, La piscina probatica (1559) e il San Rocco condotto in carcere (1577-84) sulla parete seguente del Tintoretto; sue grandi tele alle pareti del presbiterio, mentre ai lati dell’altare sopravvive l’unico resto degli affreschi del Pordenone che decoravano questo e la cupola; dello stesso, sulla parete a sinistra, i Ss. Martino e Cristoforo (1528). A destra della chiesa è la scuoletta di San Rocco (fine secolo XV). Scuola Grande di San Rocco Intitolata al santo protettore degli appestati, fu costruita su iniziale progetto di Bartolmeo Bon dal 1516 e successivamente sotto la direzione di Sante Lombardo e Antonio Scarpagnino, giungendo a compimento nel 1560. Del lungo periodo di edificazione risente la facciata: di forme codussiane il piano terreno, mentre il secondo, sviluppato dallo Scarpagnino, serra la sequenza delle aperture con la scansione di un doppio ordine di colonne corinzie e definisce il prospetto, in orizzontale, con l’aggetto accentuato di due cornicioni dentati. Più coerente risulta l’opposta facciata con portico sul rio, opera del Lombardo. L’interno, diviso su due piani, conserva l’intero ciclo di teleri dipinto dal Tintoretto nel 1564-87 dopo aver vinto il concorso con cui partecipò il Veronese. La visita inizia, per motivi cronologici, dal piano superiore, che si raggiunge salendo lo scalone dello Scarpagnino (1544-46) con volta a botte. La sala dell’Albergo, decorata dal Tintoretto (1564-66). accoglie nel soffitto ligneo il San Rocco in gloria e sulla parete di fronte all’ingresso una Crocifissione (1565). Nell’imponente Sala maggiore sono 21 tele dipinte dal maestro nel 1576-78; alle pareti lo stesso realizzò le Storie del Nuovo Testamento (1578-81) e, sull’altare, la Gloria del santo. Il salone terreno è riservato alle otto tele che il Tintoretto dipinse nel 1583-87: partendo da sinistra, Annunciazione, Epifania, Fuga in Egitto, Strage degli innocenti, Santa Maria Maddalena, Santa Maria egiziaca, Circoncisione e Assunzione. Gallerie dell’Accademia Sul piccolo camposagrato, aperto sul Canal Grande, s’impongono gli edifici si Santa Maria della Carità, che insieme al ponte dell’Accademia, ne definiscono lo spazio. La chiesa, il monastero e la Scuola Grande sono il risultato di un lungo lavoro di ricostruzioni, aggiunte e trasformazioni; di queste, sono significative un’ala a portico e logge, parte di un intervento del Palladio (1555-62), nel secondo cortile, la facciata più recente dell’ex Scuola Grande di Santa Maria della Carità (che fu rifatta insieme allo scalone interno da Giorgio Massari e Bernardino Maccaruzzi nel 1756-65) e i rimaneggiamenti esterni, dovuti a Giovanni Antonio Selva (1807) e proseguiti fino al 1845 da Francesco Lazzari, per ospitare l’Accademia di Belle Arti e le Gallerie. Collezione Peggy Guggenheim Questa prestigiosa raccolta di opere dell’avanguardia europea e americana è sistemata in palazzo Venier dei Leoni, per trent’anni abitazione veneziana della collezionista mecenate americana Peggy Guggenheim e dopo la sua morte, nel 1979, passato alle opere della Solomon R. Guggenheim Foundationd di New York; in realtà solo il piano terra dell’edificio fu realizzato nel 1749, come parte di un grandioso progetto di Lorenzo Boschetti. L’attuale sistemazione delle opere segue un rigido ordine per correnti figurative; nel giardino, invece, sono compresenti sculture di varie tendenze. Il costruttivismo-de Stijl è descritto da Il Mare e da Composizione ovale di Piet Mondrain, e dal Giardino Magico e dal ritratto della signora P. nel sud di Paul Klee. L’espressionismo astratto-Bauhaus-futurismo da Automobile: rumore+velocità di Giacomo Balla e da Mare=danzatrice di Gino Severini. Molto ricca è la parte sul surrealismo e dintorni, con importanti opere di Max Ernst (l’Antipapa; Vestizione della sposa) e Joan Mirò (Interno olandese; Donna seduta II; Pittura); di René Magritte è la famosa tela L’impero della luce, di Giorgio De Chirico La torre rossa, di Picasso La Baiguada. Tra le opere del secondo dopoguerra spiccano le dieci di Jackson Pollock realizzate nel 1942-47, e in particolare Donna-luna, Circoncisione e Foresta incantata. Punta della Dogana E’ lo spartiacque tra il Canal Grande e il canale della Giudecca, fu realizzata da Giuseppe Benoni nel 1667 come prua di nave a loggia con torretta, sormontata da una grande scultura di Bernardo Falcone che raffigura due Atlanti bronzei curvei sotto la sfera d’oro (rappresentante il Mondo), con soprastante una leggera sagoma segnavento della Fortuna. La loggia conclude il basso e severo edificio della Dogana da Mar, opera del Benoni che venne ampliata da Alvise Pigazzi (1835-38). Campo della Salute Bellissimo è il colpo d’occhio sul Canal Grande, sul quale si apre, e del bacino di San Marco. Una lunga riva raccorda l’acqua al basamento a gradini su cui domina la marmorea mole della chiesa, mentre sugli altri lati lo spazio è definito da edifici austeri: le absidi gotiche di San Gregorio, il palazzo del Seminario patriarcale e, sullo sfondo, il basso edificio della Dogana da Mar. Santa Maria della Salute E’ considerata il capolavoro dell’architettura barocca di Baldassarre Longhena. Eretta dopo la fine della peste del 1630 e realizzata nel 1631-87, è divenuta luogo della memoria popolare: nel 1681, il 21 novembre, vi si celebra una solenne festa con la processione che da San Marco raggiunge la Salute passando il Canal Grande su un ponte di barche lanciato all’altezza della chiesa di Santa Maria del Giglio. Il tempio risulta dalla composizione di un corpo maggiore a pianta centrale ottagonale, con deambulatorio continuo su cui s’innestano sei cappelle a soprastante cupola emisferica, e del presbiterio, dilatato nelle absidi laterali e anch’esso con cupola e campanili. All’esterno, il volume ottagonale scandito dall’aggetto delle cappelle si raccorda magistralmente alla cupola mediante i contrafforti a voluta e lo stuolo di statue che accompagna quella della Vergine vestita da “capitana da mar”, posta sulla lanterna della cupola in una suggestiva trasposizione del culto della Vergine con la celebrazione di Venezia. Nell’interno si passa dal vano centrale ottagonale, circondato da cappelle, al presbiterio, richiamati dal fastoso altare maggiore che, progettato dal Longhena e realizzato da Josse Le Court, incornicia una vera venerata icona di arte greco-bizantina portata da Candia nel 1672; nella parte alta, la scultura raffigura la Madonna con Bambino che guarda Venezia inginocchiata ai suoi piedi, in atto di ringraziamento per la cessazione della peste. In sagrestia si trovano le opere più interessanti: di Tiziano sono il San Marco in trono con i Ss. Sebastiano, Rocco, Cosma e Damiano (1512) sull’altare e, sul soffitto, i più tardi (1543) Sacrificio d’Abramo, Davide e Golia e Caino e Abele; del Tintoretto sono le Nozze di Cana sulla parete a destra dell’altare.

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